Perché si chiama Città Bianca

Ostuni si vede da lontano molto prima di arrivarci: un cono bianco che si stacca dal verde degli uliveti e, nelle giornate limpide, sembra sospeso sopra la piana che scende verso il mare. Il bianco non è una scelta estetica recente. La calce con cui sono intonacate le case del centro storico era prima di tutto un disinfettante naturale, economico e reperibile ovunque, e il suo uso si intensificò durante le epidemie di peste che colpirono la città nel Seicento.

Quello che era un provvedimento sanitario è diventato con il tempo una tradizione, e infine un carattere identitario: oggi l'uso della calce nel nucleo antico è disciplinato da un regolamento comunale, ed è il motivo per cui il borgo ha conservato un aspetto così compatto. Il centro storico si chiama la Terra, ed è un intrico di vicoli, scalinate, archi e cortili che si avvolge a spirale intorno alla sommità del colle.

La Concattedrale di Santa Maria Assunta

Il punto più alto della Terra è occupato dalla concattedrale, il cui cantiere si aprì nel 1435 e si concluse fra il 1470 e il 1495. La facciata mette insieme, senza stridere, elementi del romanico pugliese, del gotico e, negli inserti successivi, del barocco: tre portali ogivali sormontati da un frontone dal profilo mosso, insolito per la zona.

Il dettaglio che tutti fotografano è il rosone centrale a ventiquattro raggi, un traforo di pietra così fitto che da vicino sembra un merletto. Vale la pena fermarsi qualche minuto sul sagrato ad alzare lo sguardo prima di entrare: è uno di quei casi in cui la fotografia restituisce meno dell'occhio.

Il rosone a ventiquattro raggi della concattedrale di Ostuni
Il rosone della concattedrale di Ostuni — foto: Sailko · CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

L'Arco Scoppa e Porta San Demetrio

A pochi passi dalla cattedrale, l'Arco Scoppa scavalca la strada collegando il Palazzo Vescovile con quello che era il vecchio Seminario. L'arco esiste in pietra dal 1750 e la sua forma è dichiaratamente ispirata al Ponte dei Sospiri: è lo scorcio più riconoscibile di Ostuni, e nelle ore di luce radente diventa una cornice naturale per la cattedrale.

Scendendo verso il margine del nucleo antico si incontra Porta San Demetrio, del XIII secolo: insieme a Porta Nova è una delle sole due porte superstiti dell'antica cinta muraria. Passarci sotto è il modo migliore per capire dove finiva la città fortificata e dove cominciava la campagna.

Il museo, Delia e la Guglia di Sant'Oronzo

In via Cattedrale 15, nell'ex monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi insieme alla chiesa di San Vito Martire, ha sede dal 1989 il Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale. Custodisce il reperto più straordinario della zona: lo scheletro di una donna in stato di gravidanza avanzata, con il feto ancora in posizione, vissuta più di venticinquemila anni fa e ritrovata nel 1991 a Santa Maria di Agnano. Gli archeologi l'hanno chiamata Delia, ed è conosciuta anche come Ostuni 1.

Fuori dalle mura, in Piazza della Libertà, si apre lo spazio più scenografico della città, dominato dalla Guglia di Sant'Oronzo, obelisco barocco eretto nel 1771 in onore del santo patrono. È il punto di ritrovo di Ostuni, la piazza dove ci si siede a bere qualcosa e dove, l'ultima settimana di agosto, sfila la Cavalcata.

Come organizzare la visita da Villa Serena

Ostuni dista circa 8 chilometri da Villa Serena, una quindicina di minuti d'auto: si può andare e tornare in mezza giornata senza rinunciare alla piscina. Il consiglio pratico è lasciare l'auto nei parcheggi fuori dal nucleo antico e salire a piedi, perché dentro la Terra i vicoli sono stretti, in salita e a tratti scalinati.

Il momento migliore è il tardo pomeriggio: il bianco della calce cambia colore man mano che il sole scende, e il centro si anima verso l'ora di cena. Per orari di apertura della cattedrale e del museo conviene sempre verificare i canali ufficiali prima di partire, perché variano con la stagione.

Perdersi nella Terra, di proposito

Il modo giusto di visitare il nucleo antico è anche il più semplice: non seguire un itinerario. La Terra è costruita a spirale intorno alla sommità del colle, il che significa che salendo si finisce comunque in cattedrale e scendendo si finisce comunque fuori dalle mura. Non ci si perde davvero, e questo toglie l'ansia di dover controllare la mappa a ogni incrocio.

Le cose che restano impresse, alla fine, non sono i monumenti dell'elenco: sono i cortili che si aprono all'improvviso dietro un arco, le scale esterne che salgono ai primi piani, i vasi di gerani appoggiati sui gradini, i gatti. E il fatto che, ogni tanto, fra due case bianche si apre uno squarcio e si vede la piana degli ulivi che scende fino al mare — da otto chilometri di distanza, quello è il mare davanti al quale dormite.

Un paio di note pratiche

Le strade del centro storico sono in pietra, lisce e in pendenza: le scarpe comode non sono un consiglio generico, servono davvero. E d'estate, a mezzogiorno, la calce riflette la luce in modo quasi accecante: meglio evitare le ore centrali e tenere gli occhiali a portata di mano.

L'altra porta superstite delle mura, oltre a San Demetrio, è Porta Nova: chi vuole chiudere il giro sul perimetro può passare dall'una e uscire dall'altra. Per orari e biglietti della cattedrale e del museo, il riferimento sono sempre i canali ufficiali — cambiano con la stagione e non ha senso fidarsi di quello che si trova sui siti di terzi.

Ostuni a un quarto d'ora da casa vostra

Villa Serena è nel villaggio di Rosa Marina, a circa 8 chilometri dal centro storico: si sale in città per l'aperitivo e si torna in piscina il mattino dopo.